19 Luglio 1992 Io non posso dimenticare

//19 Luglio 1992 Io non posso dimenticare

19 Luglio 1992 Io non posso dimenticare

Io non posso dimenticare…

quel giorno, quelle immagini, quelle paure!

Ero una ragazza e stavo trascorrendo una delle tante giornate estive a Castelbuono nella casa di famiglia. Sotto enormi e splendidi pini stavo lì con le mie cuffiette alle orecchie e un libro tra le mani: un libro del quale non ho più nessun ricordo. Un attimo, urla e concitazione!

Ricordo come fosse adesso le urla di mia zia, le mani battute sulla testa e quelle parole piene di paura!

La tv cominciò a dare prime notizie confuse e poco precise: un attentato, una bomba in Via d’Amelio! Morti, fumo, boato. La tv non era quella di oggi e noi non riuscivamo a renderci conto della dimensione di quanto accaduto. I miei zii e le mie cugine abitavano in via d’Amelio all’undicesimo piano del palazzo in cui, scoprii in quell’istante, abitava la mamma del Giudice Borsellino.
La zia non riusciva a parlare, a dire quale fosse la sua paura più grande; se per il giudice, per la signora, per la casa. No, in quel momento lei cercava in sé stessa tutta la forza per convincersi che le mie cugine non fossero morte in quella guerra.

Si, guerra! Io ho avuto la sensazione di essere in guerra.

La mancanza di cellulari non ci permise di avere notizie, nessuna notizia. Sa. e St. potevano essere a casa!

Lo zio in un impeto freddo e deciso acchiappò le chiavi dell’auto e senza tante parole e spiegazioni disse alla zia – andiamo!

Fu un secondo e mi ritrovai in auto con loro: non potevo non andare. Lo zio guidò tutto il tempo in assoluto silenzio mentre quella maledetta radio presa da impeto giornalistico da scoop, non faceva altro che stringere ancor di più i nostri cuori. Gli alberi sfrecciavano come in immagini accelerate e io che avevo sempre amato guardare fuori dal finestrino, in quel momento preferivo tenere gli occhi sulle mani dello zio sul volante. Arrivammo come in un fulmine a Palermo e chiaramente trovammo il traffico in tilt. Potemmo lasciare la macchina molto lontano dalla via d’Amelio e dopo infiniti blocchi di carabinieri e polizia che cercavano di non farci andare oltre, arrivammo in prossimità del piazzale antistante la via d’Amelio. Fumo, fuoco, lampeggianti, sirene, urla e frastuono si presentarono a noi ma la cosa che ricordo con profondo sgomento è altro: è un odore acre e inaspettato… un odore che mai dimenticherò per tutta la vita. La via d` Amelio, ridente strada nei pressi della Fiera del Mediterraneo era una foto da Beirut, era la guerra, era la fine!

Camminai seguendo i passi concitati dello zio, guardando a terra per paura di inciampare in qualcosa o in qualcuno e fu lì che capì da dove provenisse quell’odore insopportabile. Non ci fecero salire a casa, non potevamo. Non si sapeva ancora quali potessero essere i danni alla struttura ma noi cercavamo Sa. e St. Fu in quel momento che Dio ci offrì l’unico raggio di luce in quella notte profonda. Le mie cugine erano lì tra la folla, anche loro come tutti, con lacrime amare sulla faccia e un fazzoletto al naso per l’insopportabile odore. Ma a quel punto, se da un lato eravamo felici di vederle, dall’altro cominciammo a capire quale fosse l’entità della battaglia. Si, quello era un campo di battaglia e a terra c’erano le vittime!

Trascorremmo ore e ore lì sotto quel palazzo sventrato tra quelle auto in fiamme e quei corpi che erano stati dilaniati. Era passato troppo poco tempo dalla morte del Giudice Falcone e questa adesso sembrava veramente la fine!

Il resto della storia la conoscete ma non sapete cosa possa essere stato trovarsi lì. Affinché passi tutto quello che abbiamo provato noi, Palermo, la Sicilia, l’Italia, cerco sempre di raccontarlo e non mi trattengo le lacrime durante il racconto!

La morte in pieno centro del Giudice Borsellino era come un colpo centrato al cuore, un colpo mortale, finale, decisivo. E come in tutti i momenti di grande dolore, hai la sensazione che nulla potrà cambiare. Oggi dopo tanti anni il mondo non è diventato un prato di fiori ma ho la consapevolezza che qualcosa è cambiato. Quel qualcosa, stanotte, mi dà la forza di coricarmi non tanto serena ma convinta che migliorare si può!

La storia è spesso scritta sui libri e lì le generazioni future la leggeranno e da lei impareranno. Io posso dire di aver respirato una delle pagine più amare e più difficili di tutta la mia vita!

Grazie uomini normali… che avete fatto della vostra dedizione al lavoro il vostro super potere!

Ivana Di Cristina

Maestra

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By |2018-07-19T13:26:14+00:00luglio 19th, 2018|Articoli|

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